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domenica 12 giugno 2016

LA RAI


CONTINUIAMO A CIRCONDARCI DI BELLEZZA

_LA RAI_

Nei lontani anni sessanta la Rai aveva spettacoli di intrattenimento, teatrali, letterari di altissima qualità. Poi, lentamente, con il passar del tempo e con l’aiuto dei moderati, la Televisione di Stato, da altissima produttrice statale di cultura, si è omologata totalmente verso il basso.

All’oggi, nel migliore dei casi, nell’universo televisivo nazionale ci  sono le varie Isole dei Famosi dove le Signore delle Televisioni, si rotolano nel fango. Ciò detto torniamo al bello.

Vi invio tre magnifici link dove ascolterete e ammirerete la magnifica Mina quando canta i brani di Gorni Kramer e di Lelio Luttazzi, indimenticabili musicisti italiani, dei quali nessuno ne parla più.

https://youtu.be/6II-ItXz0so
Mina Canta Gorni Kramer

https://youtu.be/YnFcDwnLN08
Mina canta Lelio Luttazzi

https://youtu.be/_k1xpTALA2g
Mina canta “Che colpo di luna”

venerdì 20 febbraio 2015

UNA GRAN BRUTTA MUTAZIONE

UNA GRAN BRUTTA MUTAZIONE
Nel gennaio del 1954 io avevo ventuno anni e ai primi dello stesso mese in Italia la Radio Italiana iniziò a diffondere i suoi primi programmi televisivi. Come prima cosa si iniziò ad  acquistare televisori. Nel mio condominio, un palazzo di tre piani a Bari,  c’erano sei famiglie. La prima famiglia con un televisore fu una del terzo piano. Mi ricordo che per diversi mesi, ogni sera tutti i condòmini si portavano su le sedie fino al terzo piano, per “vedere” la televisione.
In un annetto praticamente tutti acquistarono un televisore e ognuno restò/ritornò nelle proprie case. I primi mesi del 1954 sono stati quindi molto collettivi e aggreganti in tutt’Italia, dopo, ognuno tornò nelle proprie giungle private e da qual momento, nell’intera comunità nazionale, iniziò una mutazione.
Questa mutazione, senza che nessuno se ne accorgesse,  iniziava a mutare la cultura della città dolcemente e lentamente. Iniziammo ad accorgerci di questa mutazione quando i segni -  segnali, erano diventati più frequenti e, soprattutto più chiari. Ci saranno voluti sei sette anni, poi, ahimè, in pochi  iniziammo ad accorgercene. Fino al “Musichiere”, condotto con signorilità da Mario Riva, tutto procedeva teneramente e con estrema simpatia.
Cominciarono, sempre quei pochi, ad accorgersi che qualche cosa stava cambiando con l’avvento di Mike Buongiorno, un giovanotto italo americano che furoreggiava sulla rete nazionale, avendo una valletta bella ma muta, nuova professione foriera di cose enormi nel campo del futuro  gossip e della futura scadente morale corrente.
A ciò si aggiungeva una nuova figura professionale, un signore mai inquadrato dalle telecamere che, a un suo cenno, faceva applaudire, ridere, mugugnare il pubblico. Il pubblico, gli spettatori, insomma tutti quelli che “guardavano”  la  televisione, iniziavano a non pensare più con la propria testa (ricordatevi del Picchio di Davide Ceddìa) ma a pensare con la testa di misteriose divinità nascoste che iniziavano a proliferare in quella realtà virtuale che appariva a tutti come una componente della vita, ma che in realtà era ed è un simulacro di vita, un guscio vuoto di vita, nel migliore dei casi.   
La mutazione che ci era capitata fra capo e collo, non certo per nostra scelta, nostra nel senso di popolo, era ormai sopra di noi come una nuvola pesante e oscura, fermamente  ancorata sulle nostre esistenza e stava inziando a produrre i suoi effetti che sempre più diventarono micidiali.
Il mostro del consumismo, nato nel nuovo mondo americano, strumento del capitale, diventava sempre più sottile, sempre più capace di influenzare le coscienze, le nostre vite senza che ce ne accorgessimo.
Potrei continuare all’infinito, ma preferisco tornare con i piedi nel nostro presente quotidiano, all’oggi come dicono quelli che parlano difficile. La mutazione è diventata gigantesca e nello stesso momento, è diventata invisibile, nessuno più ci fa caso, nessuno più la nota, nessuno  più, salvo pochissime eccezioni, si rende conto di essere mutato personalmente nel senso che da umano, è lentamente diventato un umanoide, per poi arrivare a diventare una perfetta marionetta, con tutti i connotati di una persona normale, con la differenza di essere fatta di legno e di avere alle mani , alle braccia, ai piedi, alle ginocchia, al collo, dei fili invisibili che sono maneggiati con astuzia inimmaginabile da una schiera di burattinai, a loro volta manipolati da pochi burattinai che ormai sono diventati i padroni della terra e che abitano in regioni, in paradisi, sconosciuti.
Come se ne esce? Facile, (si fa per dire): se ne esce  con l’unico strumento che abbiamo disposizione, con la Scuola.
Condizione necessaria e sufficiente  è che i professori e le professoresse non siano loro stessi burattini e burattine. Questo è il problema terribile che  fa dei professori dei nostri poveri figli, delle persone mitiche, magiche, potenti, in senso positivo.  Ma, all’oggi, come direbbero quelli che parlano difficile, sono pochissimi, e quelle poche e quei pochi che ci sono confinati nella palude dei sovversivi, dei cattivoni, dei malvagi, di quelli insomma che non si fannoo i fatti propri.
E così torniamo ai Borboni di un  paio di secoli fa. Oltre agli americano con la loro pubblicità, molto prima di loro avevano provveduto i Borboni, europei dunque. Feste, farina e forche. Festeggiamenti spettacoli televisivi odierni quanti ne volete, una, dieci, cento isole dei famosi, farina, ristoranti pieni osterie piene, luoghi di divertimento culinario e guardone finchè ne volete, a patto di evitare di pensare. Pensare fa male, porta alla forca. franz falanga