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domenica 26 giugno 2016

TRE MAGNIFICHE DONNE


 TRE MAGNIFICHE DONNE

Le parole non servono, ascoltate. franz falanga


https://youtu.be/_Vr5UosTzpk
Maria Pia De Vito / Rumba d’e scugnizze

domenica 15 maggio 2016

RICORDATE IL MAESTRO MANZI?


RICORDATE IL _MAESTRO MANZI_?

Le persone che hanno visto i primi anni della televisione ricorderanno con molta simpatia un maestro elementare, il maestro Manzi, che in pochissimi anni, con un suo straordinario programma televisivo riuscì ad insegnare a leggere, a scrivere e a far di conto a quasi tre milioni di italiani. Non dimentichiamoci, questo lo dico alle giovani lettrici e ai giovani lettori di VuèSentì, che, fino ai primi anni cinquanta, in Italia moltissime persone anziane erano analfabete. L’Italia della prima metà del novecento era formata da contadini, quasi tutti molto poco alfabetizzati. Con questa trasmissione dunque questo bravissimo maestro con dolcezza, pazienza, benevolenza ed estrema professionalità, insegnò alle persone anziane nate molto prima della Seconda Guerra Mondiale a leggere, scrivere e far di conto.  I giovani non sanno (certamente non per colpa loro)  che, fino alla fine della Seconda Guerra Mondiale, gli italiani erano afflitti da un numero elevatissimo di persone analfabete. Potete immaginare come fossero manipolabili queste grandi masse di cittadini da chi allora gestiva il potere, sto parlando del fascismo, tanto per avere un’idea più precisa.

Va ricordato che tenere il popolo nell’ignoranza fu una caratteristica anche dei moderati, allora si chiamavano benpensanti, che iniziarono a governare la nazione ormai diventata Repubblica con la determinazione che “più asini sono gli altri più dottori siamo noi”, mentalità che proveniva direttamente dai Borboni del Regno di Napoli e dai meccanismi clericali dell’allora Stato Pontificio. In quest’ultimo caso, per esempio era inutile imparare a leggere il Vangelo, tanto c’erano i sacerdoti che provvedevano a raccontarlo ai fedeli. Divago per un attimo, i protestanti invece erano stimolati a saper leggere e scrivere per poter, “loro” sì, conoscere e comprendere personalmente  le Sacre Scritture, senza l’intermediazione di persone a loro estranee. 

Torniamo al maestro Manzi e all’oggi. E’ di questi giorni che gli alti nuovi vertici della Radiotelevisione Italiana hanno annunziato che, così come fece la Radiotelevisione Italiana nella seconda metà degli anni  cinquanta , sarebbe buona cosa  progettare una nuova trasmissione televisiva, questa volta per insegnare l’informatica a quanta più gente possibile. L’idea è buona, ma, pensare solo all’informatica senza invadere altri campi della conoscenza mi sembra assolutamente deludente, ridicolo e supponente. Tra l’altro, leggendo tra le righe, noterete che quelli che in Italia hanno il ballo in mano usano il verbo “fare” o al futuro o al gerundio. Faremo, stiamo facendo. Mai al passato, abbiamo fatto.

Spiego subito il perchè di questa mia affermazione riguardante la Radiotelevisione Italiana. Sarei felicissimo se si cominciasse a progettare format televisivi dedicati particolarmente ai giovanissimi dove poter parlare di musica, di paesaggio, di cultura, di letteratura italiana, di sport, di paesaggio, di architettura, di clima, di scienza, di tecnologia, del tempo libero, della manutenzione del territorio, degli scrittori contemporanei, di come si leggono i libri, di come si usano le biblioteche, di  cosa sia l’interpretazione, di storia dell’arte, di storia della scienza, di fisica, di storia antica e di storia contemporanea. eccetera eccetera.

Come ben si sa una generazione per nascere e formarsi al meglio  ha bisogno di venticinque anni. Ebbene l’ultima generazione è stata vilipesa, dimenticata, pesantemente trattata a pene di molosso da governanti senza scrupoli, appartenenti a “tutto” lo schieramento politico italiano, gentaglia che ha combinato questo disastro scientemente, negli ultimi venticinque anni. Hanno perfezionato al massimo ciò che i signori (!) della prima Repubblica avevano iniziato a fare immediatamente dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale.  

Ricordate Benigni che spiegava in pubblico la Divina Commedia? La maggioranza entusiasta dei suoi spettatori era formata da giovani, che avevano ed hanno  voglia di conoscenza e che hanno il diritto di conoscere. Di persone in grado di fare delle lezioni straordinarie ai giovanissimi e alla giovanissime, in Italia ce ne sono fortunatamente moltissime. Così tanto per fare un esempio interpellerei per il clima nel mondo il climatologo dott. Luca Mercalli, per la conoscenza del disastro urbanistico archeologico e ambientale  andrebbero benissimo i due giornalisti Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo; consiglio caldamente leggere il loro libro “VANDALI / L’ assalto alle bellezze d’Italia”, edito da Rizzoli. Vi copio  la dedica che troverete sul frontespizio del libro: “Ai nostri bambini perché possano vedere ancora quanto era bella l’Italia”.

Di musicisti, scrittori, architetti, scienziati, storici, scrittori  e quanto più si vuole, in Italia ne abbiamo a decine di migliaia.   Ovviamente donne e uomini.   

IN America dal 1958 al 1972 Leonard Bernstein tenne una trentina di conversazioni sulla musica destinate ai ragazzini e alle ragazzine. Il teatro era sempre affollatissimo da bambini e bambine con i loro genitori, Bernstein aveva a diposizione la  New York Philarmonic Orchestra e teneva delle conversazioni formidabilmente chiare e affascinanti. In questo periodo ogni settimana l’Espresso esce con questi DVD, un piacere immenso averli e guardarli, se poi lo farete con i vostri figli e i vostri nipoti resterete meravigliati di quanto anche oggi queste conversazione sarebbero apprezzate dai giovanissimi spettatori e dalla giovanissime spettatrici.

Che aspettiamo allora? I tempi sono strettissimi, se si continuerà così come adesso con politiche pilotate da nani e da rozzi ignoranti, ancora per poco tempo durerà lo scempio, dopo di che diventerà definitivo perchè avremo superato abbondantemente il punto di non ritorno. Vogliamo uscire da questo stramaledettissimo e pericolosissimo analfabetismo? S è vero, come dovrebbe essere vero, che la Radiotelevisione Italiana è un formidabile Servizio Pubblico che cosa stiamo aspettando? Che piovino rane? franz falanga

  

sabato 14 maggio 2016

A CHE SERVONO LE PAROLE


_STUDIANDO LE PAROLE SI COMPRENDE MEGLIO LA SOCIETA’_

Sono convintissimo di questa mia affermazione. Voglio farvi tre esempi, le tre parole sulle quali mi soffermerò sono “un qualcosa, problematiche, midia”.

Cominciamo dalla prima. Chi usa la frasettina “un qualcosa” per dire “qualcosa” usa una ridondanza, dire è “qualcosa di buono”, è molto meglio che dire “un qualcosa di buono” insomma l’articolo “un” non c’entra una beneamata mazza.  “Un qualcosa” è una ridondanza, quindi  è inutile e poco elegante sia il pensarla che il pronunziarla.. 

Il termine “problematiche” è termine abusatissimo. Problematiche viene da “problematico” che è un aggettivo. Dire “la situazione è problematica” va benissimo. Dire “le problematiche della categoria… ”  è ridicolo, non vedete come suona meglio “i problemi della categoria…”  ?

Sulla terza parola divento furibondo. “Media” è una nobilissima parola latina. Viene da “medium” il cui plurale è, appunto, “media”. Che cazzo c’entra fare il plurale di una parola latina usando le regole della lingua inglese, e cioè “midia”?

Magari scandalizzerò qualcuno ma sono convintissimo che sia il caso di stare molto attenti e quindi di non fidarsi di chiunque usi queste tre parole: “un qualcosa, problematiche, midia”. Se poi sono i giornalisti o i politici ad usarle, la situazione è molto molto grave e molto molto seria.  franz falanga

martedì 10 maggio 2016

HO FATTO UN SOGNO


­_HO FATTO UN SOGNO_
Ormai il mondo sta andando alla deriva, si è rovinato ed ha corrotto tutto. Allora ho sognato che forse le donne, e solo loro, salveranno il mondo. Per prima cosa dovranno mandare affanculo i maschietti, che stanno combinando solo danni. Le donne del Sud, le donne nel Nord, le donne dell’Est, le donne dall’Ovest. E se quei coglionazzi degli intellettuali porteranno qualche bicchierino di acqua al mulino delle donne, facciano quanto meno conoscere ai giovani il bello, chessò la musica, il piacere della conoscenza.  Che Zeus fulmini quelli che stanno distruggendo la terra! franz falanga

lunedì 9 maggio 2016

I VASTASI



    I _VASTASI_

Nel nobile dialetto barese gli operai portuali addetti al trasporto a braccia dei carichi pesanti si chiamano “Vastasi” dal greco “Bastazo” “trasportare carichi” donde il “Basto” per gli asini. A Genova, come tutti sapete,  si chiamano “Camalli”. La parola “Vastaso” nel dialetto barese è dispregiativa, nel senso che sta ad indicare una persona cafona, volgare, scostumata. Esiste anche l’aggettivo “Vastasjedde” riferito a ragazzi molto giovani. Vorrei sfatare questa antica abitudine, raccontandovi una storia che mi capitò circa trent’anni fa.

 

Ero molto amico del mio giornalaio che si chiamava Donato ed aveva il suo chiosco all’angolo di Via Putignani con via Marchese di Montrone. Era un personaggio straordinario, eravamo amici di vecchia data e con lui parlavamo in dialetto strettissimo. Fu Donato il primo che, fiutando il disastro culturale e politico nel quale ci saremmo trovati  adesso, un giorno mi disse tutto preoccupato: “Architè, ddò nonrraggionecchiùnesciune!” “architetto qui non ragiona più nessuno!” parole sante e profetiche.

 

Ma torniamo ai vastasi. Donato aveva un suo carissimo amico che faceva il vastaso al porto di Bari  e che conoscevo anche io esclusivamente per il suo nickname “u Russe” “il Rosso”. Un bel giorno decisi di mollare gli ormeggi e di andarmene via da Bari, la prima tappa sarebbe stata Trani, una bellissima cittadina a nord di Bari, dove era nata mia madre. per poi trasferirmi definitivamente in Veneto. Glielo dissi a Donato e gli chiesi se poteva indicarmi qualche persona che potesse smontarmi i mobili, caricarli sul camion e portarli a Trani.

 

Il giorno dopo Donato mi disse che aveva parlato con u Russe che gli aveva promesso che la domenica seguente, con altri tre suoi amici vastasi anch’essi, mi avrebbero dato una mano per il trasporto. Chiesi a Donato quanto mi sarebbe costato tutto lo sgombero e lui mi rispose: “architè, ma stame a scequà? Nudde, non vòlene nudde” “architetto,ma stiamo scherzando? Nulla, non vogliono nulla !“ Restai di stucco e Donato aggiunse “vabbuene acchessì” “ va bene così” e tutto finì lì.

 

La domenica seguente a primissima ora i quattro vastasi con Donato vennero a casa mia con un furgone, con una velocità e destrezza  incredibili smontarono i mobili,  li caricarono sul camion e partimmo alla volta di Trani. Arrivammo verso le nove e mezzo, andammo in via Palagano, dove avevo fittato un appartamento, scaricarono tutto e rimontarono i mobili nella mia nuova casa al secondo piano. Quando arrivò l’ora di pranzo, io dissi loro “Meh! Sciamammangià!” “ “ Allora! andiamocene a mangiare”. 

 

Uno dei vastasi mi guardò negli occhi e mi disse, “architè appàtte ca pagamenù!” “architetto! A patto che si paghi noialtri !” Io non seppi che rispondere, era inutile che insistessi, mi chiesero di scegliere un buon ristorante andammo quindi a “il Melograno”,  mangiammo bevemmo e parlammo di assurdità. I vastasi pagarono il conto, uscimmo dal ristorante andammo al Bar Centrale a berci’ un caffè, quindi ci salutammo, mi augurarono buona fortuna e se ne tornarono a Bari.

 

Non dimenticherò mai il mio carissimo amico Donato e i suoi quattro magnifici vastasi baresi. franz falanga