martedì 10 maggio 2016

HO FATTO UN SOGNO


­_HO FATTO UN SOGNO_
Ormai il mondo sta andando alla deriva, si è rovinato ed ha corrotto tutto. Allora ho sognato che forse le donne, e solo loro, salveranno il mondo. Per prima cosa dovranno mandare affanculo i maschietti, che stanno combinando solo danni. Le donne del Sud, le donne nel Nord, le donne dell’Est, le donne dall’Ovest. E se quei coglionazzi degli intellettuali porteranno qualche bicchierino di acqua al mulino delle donne, facciano quanto meno conoscere ai giovani il bello, chessò la musica, il piacere della conoscenza.  Che Zeus fulmini quelli che stanno distruggendo la terra! franz falanga

lunedì 9 maggio 2016

I VASTASI



    I _VASTASI_

Nel nobile dialetto barese gli operai portuali addetti al trasporto a braccia dei carichi pesanti si chiamano “Vastasi” dal greco “Bastazo” “trasportare carichi” donde il “Basto” per gli asini. A Genova, come tutti sapete,  si chiamano “Camalli”. La parola “Vastaso” nel dialetto barese è dispregiativa, nel senso che sta ad indicare una persona cafona, volgare, scostumata. Esiste anche l’aggettivo “Vastasjedde” riferito a ragazzi molto giovani. Vorrei sfatare questa antica abitudine, raccontandovi una storia che mi capitò circa trent’anni fa.

 

Ero molto amico del mio giornalaio che si chiamava Donato ed aveva il suo chiosco all’angolo di Via Putignani con via Marchese di Montrone. Era un personaggio straordinario, eravamo amici di vecchia data e con lui parlavamo in dialetto strettissimo. Fu Donato il primo che, fiutando il disastro culturale e politico nel quale ci saremmo trovati  adesso, un giorno mi disse tutto preoccupato: “Architè, ddò nonrraggionecchiùnesciune!” “architetto qui non ragiona più nessuno!” parole sante e profetiche.

 

Ma torniamo ai vastasi. Donato aveva un suo carissimo amico che faceva il vastaso al porto di Bari  e che conoscevo anche io esclusivamente per il suo nickname “u Russe” “il Rosso”. Un bel giorno decisi di mollare gli ormeggi e di andarmene via da Bari, la prima tappa sarebbe stata Trani, una bellissima cittadina a nord di Bari, dove era nata mia madre. per poi trasferirmi definitivamente in Veneto. Glielo dissi a Donato e gli chiesi se poteva indicarmi qualche persona che potesse smontarmi i mobili, caricarli sul camion e portarli a Trani.

 

Il giorno dopo Donato mi disse che aveva parlato con u Russe che gli aveva promesso che la domenica seguente, con altri tre suoi amici vastasi anch’essi, mi avrebbero dato una mano per il trasporto. Chiesi a Donato quanto mi sarebbe costato tutto lo sgombero e lui mi rispose: “architè, ma stame a scequà? Nudde, non vòlene nudde” “architetto,ma stiamo scherzando? Nulla, non vogliono nulla !“ Restai di stucco e Donato aggiunse “vabbuene acchessì” “ va bene così” e tutto finì lì.

 

La domenica seguente a primissima ora i quattro vastasi con Donato vennero a casa mia con un furgone, con una velocità e destrezza  incredibili smontarono i mobili,  li caricarono sul camion e partimmo alla volta di Trani. Arrivammo verso le nove e mezzo, andammo in via Palagano, dove avevo fittato un appartamento, scaricarono tutto e rimontarono i mobili nella mia nuova casa al secondo piano. Quando arrivò l’ora di pranzo, io dissi loro “Meh! Sciamammangià!” “ “ Allora! andiamocene a mangiare”. 

 

Uno dei vastasi mi guardò negli occhi e mi disse, “architè appàtte ca pagamenù!” “architetto! A patto che si paghi noialtri !” Io non seppi che rispondere, era inutile che insistessi, mi chiesero di scegliere un buon ristorante andammo quindi a “il Melograno”,  mangiammo bevemmo e parlammo di assurdità. I vastasi pagarono il conto, uscimmo dal ristorante andammo al Bar Centrale a berci’ un caffè, quindi ci salutammo, mi augurarono buona fortuna e se ne tornarono a Bari.

 

Non dimenticherò mai il mio carissimo amico Donato e i suoi quattro magnifici vastasi baresi. franz falanga

giovedì 5 maggio 2016

ADOVABADAN JAZZ BAND


_ADOVABADAN JAZZ BAND_

Signore, signori, vi presento l’esprit de finesse e l’eleganza della musica jazz. Si tratta dei miei fratelli, o figli (come più vi pare) jazzisti dell’ ADOVABADAN JAZZ BAND.  franz falanga  

  https://youtu.be/5aGsU4qG624
Adovabadan Jazz Band / Cake walking from home

 

 

 

 

mercoledì 4 maggio 2016

VI CONSISIGLIO CALDAMENTE UN DVD



VI CONSIGLIO CALDAMENTE UN DVD

In questi giorni, allegato a l’Espresso, c’è uno straordinario DVD, che mi ha entusiasmato. Si tratta del mitico Leonard Bernstein splendido musicista e direttore d’orchestra americano che ha inciso una serie di sue mitiche lezioni sulla musica, sui vari generi di musica.  E’ fiancheggiato dalla Orchestra Filarmonica di New York che viene utilizzata / suonata per fini didattici in maniera straordinaria. Vi consiglio arcicaldissimamente di acquistarlo, non ve ne pentirete. Qui sotto tre link di grandissimo interesse. A Thelonius Monk bastano tre battute iniziali, per farle diventare un capolavoro, Bud Powell è un pianista afroamericano degli anni 40 /50 a dir poco stupefacente, Mozart non si discute.  Buon ascolto! franz falanga

https://youtu.be/_40V2lcxM7k
Thelonius Monk / Blue Monk

https://youtu.be/yrO45Tzvhxg
Bud Powell / Tempus Fugit

https://youtu.be/5YYQFbDuT9k
Mozart / Ouverture Le nozze di Figaro

domenica 1 maggio 2016

UNO DEI PADRI DEL JAZZ



_UNO DEI PADRI DEL JAZZ_

Sto parlando di Ferdinand Joseph LaMothe, meglio conosciuto come Jelly Roll Morton. E’ vissuto per una cinquantina d’anni, i suoi nonni erano stati “deportati” come schiavi in America dai soliti civilissimi e cattolicissimi bianchi di origine europea, per il solo fatto di essere di pelle nera.

 

Personaggio satanico, entrava ed usciva di galera, gran gestore di bordelli, Jelly Roll vuol dire Tubo di Gelatina perchè era notissimo come instancabile amatore delle ospiti dei suoi bordelli.

 

Ma, quando si sedeva al pianoforte, diventava un padreterno e inventava armonie, melodie, ritmi, arrangiamenti di rara bellezza. Vi allego qui sotto tre link molto interessanti. 

https://youtu.be/Vio-TjMi5_s
1926 / Jelly Roll Morton Dr. Jazz
Notare la nota tenuta dell’assolo del clarinetto mentre sotto Jelly Roll Morton al pianoforte fa il basso continuo di bachiana memoria.


https://youtu.be/O1XtZntLFxs
Jelly Roll Morton  / Wolverine Blues


https://youtu.be/73YjMg8Y15A
Compilation di Jelly Roll Morton


Questa musica meravigliosa era nata in un’etnia stuprata e vilipesa, I musicisti jazz erano ovviamente consci di quali e quanti tipi di orrendo razzismo pesassero sulle loro spalle.


Thomas Fat’s Waller era uno splendido pianista afroamericano. Tutto il pubblico dei bianchi presenti ai suoi concerti, vedendolo grassoccio sempre sorridente e con gli occhi che strabuzzava, erano convintissimi che fosse un clown della tastiera. Non era così. Fat’s Waller è stato uno dei più bravi pianisti jazz afroamericani e, contemporaneamente,  uno dei più bravi a prendere giro, alle volte in maniera plateale, i “carissimi” bianchi.


https://youtu.be/UAlkSdrO1DY
Thomas Fat’s Waller  / Honeysuckle Rose


franz falanga

venerdì 29 aprile 2016

!!! FINALMENTE !!!



 _FINALMENTE!_

In tutte le forme d’arte, come tutti sapete esiste la “contaminazione”. Evidentemente esiste una contaminazione verso il basso, che rifiuto e che non mi interessa, così come esiste una contaminazione verso l’alto che invece mi entusiasma. Spiego meglio il perché del mio entusiasmo. E’ da una vita che vado predicando che l’errore più grossolano quando si parla, si scrive, si suona musica, aggiunge alla parola “musica” sempre un aggettivo chessò musica classica, musica colta, musica jazz eccetera eccetera.

Secondo me questa è una pessima abitudine perchè tutti i generi di musica, quando sono eseguiti in maniera mirabile appartengono alla ”MUSICA” e nulla più. E’ il caso di Danilo Rea, insigne pianista jazz che finalmente mi ha dato ragione, mi ha dato voce (ovviamente indirettamente) perché ha suonato da gran pianista (jazz) dei brani immortali di musica (cosiddetta classica). Ascoltate che risultato magnifico è venuto fuori. Per chi volesse saperne di più consiglio un CD dal titolo danilo rea /notturno uscito in questi giorni allegato all’’ultimo numero de l’Espresso.

I musicisti improvvisatori che molti credono dì essere nati con la musica jazz, sono stati invece parecchi  sia nella musica classica, sia nel jazz. L’improvvisazione nel jazz viene chiamata sviso (da svisare) mentre nella musica classica si dice variazioni sul tema.

I link che vi allego qui sotto sono assolutamente esemplari. Molto interessane è il duo di Danilo Rea con una pianista classica e una sua interpretazione dell’interrmezzo della Cavalleria Rusticana di Pietro Mascagni. Subito dopo potrete ascoltare il brano così come lo scrisse Mascagni.  Ascoltatevi poi la versione originale della Cavalleria Rusticana. E pensare che Mascagni detestava il jazz!  Che meraviglia la vita! Buon ascolto! franz falanga

https://youtu.be/vepR03NVcDY
Chopin Preludi / Cristiana Pegoraro
Danilo Rea

https://youtu.be/WRhZBPI876E
Danilo Rea Cristiana Pegoraro / Rondò alla turca Mozart

https://youtu.be/s8_sEXQ01K8
Danilo Rea / “Opera in jazz with Puccini”

https://youtu.be/cztUe4La_zA
Danilo Rea / Intermezzo da Cavalleria Rusticana di Pietro Mascagni

https://youtu.be/BIQ2D6AIys8
Intermezzo “originale” della Cavalleria Musicale di Pietro Mascagni

 

lunedì 25 aprile 2016

SOME OF THESE DAYS


Some of These Days

Uno straordinario brano dei primi anni venti, “Some of These Days” eseguito da Cab Calloway e da Louis Armstrong. Vi prego di notare come i componenti della big band di Cab Calloway non avevano alcun bisogno di vestirsi come a carnevale per pubblicizzare la “loro” grande musica. franz falanga  

https://youtu.be/wK6T728lnX8
Some of These Days / Cab Calloway

https://youtu.be/wK6T728lnX8
Some of These Days / Louis Armstrong

 

sabato 23 aprile 2016

UNA BELLISSIMA STORIA VERA


 

UNA BELLISSIMA STORIA VERA

Correva l’’anno 1955 quando a Bari, al Teatro Piccinni,  venne Louis Armstrong and Al Stars. In quel periodo a Bari i grandi amatori di musica  jazz si potevano contare agevolmente, oltre tutto ci conoscevamo tutti. Eravamo circa centocinquanta ragazzi.  Appena Armstrong arrivò a Bari Tonino Antonelli ed io andammo a trovare Armstrong all’Hotel Oriente e lo invitammo a girare un po’ per la città. Tonino Antonelli aveva trafugato la Fiat 1400 al papà e con quella macchina, facendo un figurone, lo portammo a Torre a Mare, un delizioso luogo sul mare a sud di Bari. Eravamo emozionatissimi, non sapevamo che cosa dirgli, fortunatamente Tonino conosceva l’inglese alla perfezione e riuscì ad imbastire qualche frase ben detta. Ricordo benissimo che gli facemmo mangiare delle squisite focaccine che acquistammo da un venditore ambulante. In quei tempi questi venditori giravano per il territorio vendendo piccole focacce pugliesi di rara squisitezza.

Dopo di che riportammo Armstrong in albergo. Il giorno dopo Tonino era occupato ed io con una gran faccia di bronzo, senza conoscere una parola d’inglese  andai ad invitare il clarinettista Edmund Hall per fargli fare  un giretto a Bari.  Lui accettò e venne con la moglie, io non sapendo fare altro lo portai a spasso per il magnifico Lungomare. Quando finimmo e tornammo in albergo, trovai in portineria due biglietti di platea in prima fila che ci aveva lasciato Armstrong. Io e Tonino, godendo come pazzi, la sera vestiti  al meglio che potevamo andammo a sederci in platea in prima fila, in mezzo ad un silenzio formidabile. I centoquarantotto amici amanti della musica jazz, tutti rigorosamente in loggione, ci guardarono con ammirazione e con invidia per poi esplodere in un fragoroso applauso.

Ma non è finita qui. Si spensero le luci, si aprì il sipario di velluto rosso, allora non esisteva nessuna amplificazione, e gli All Stars apparvero in tutto il loro splendore, con accese solo le luci dalla ribalta. Il pezzo introduttivo fu questo:

https://youtu.be/AB4oiOi60Eo
Louis Armstrong / When It’s Sleepy
Time Down South 

Subito dopo il secondo brano fu “Dardanella” che fu suonato al clarinetto da Edmund Hall che, prima di suonare, si avvicinò alla ribalta, mi guardò sorridendo e mi disse “and now for you Frankie, Dardanella!”. Non dico altro.

https://youtu.be/1dVHRlduCV8
Edmund Hall / Dardanella

Concludo questa storia barese dicendo che qualche anno dopo ebbi l’immenso piacere di ascoltare al Petruzzelli Dio in terra: Earl “Fatha” Hines. Ascoltatevi questi altri due link con molta attenzione. Mi sono emozionato parecchio stamattina, ascoltando la mia vita.  Vi prego di notare le tonnellate di swing di Edmund Hall e di Earl Hines. Altri tempi. franz falanga   

https://youtu.be/0PpC3HDvujU
Earl “Fatha” Hines / Rosetta

https://youtu.be/UyXtW700vQ8
Earl “Fatha” Hines spiega le sue tecniche pianistiche
partendo dal ragtime   

giovedì 21 aprile 2016

ABBIAMO BISOGNO DI MITI


_ABBIAMO BISOGNO DI MITI_

 

Passiamo ai miti. La mia generazione ne ha avuti parecchi,  Fidèl Castro, Ernesto “Che” Guevara, Kennedy (ricorderanno i più grandicelli “Ich bin eine berliner”). Poi eravamo tutti informatissimi leggevamo libri e giornali. Vi allego due link nei quali potrete ascoltare due straordinari brani musicali che allora andavano alla grande:

https://youtu.be/jwRGGKaSZsM
Ornella Vanoni  / Ma mi

https://youtu.be/2UHUPqBcAM8
Luigi Tenco / E se ci diranno

Per non parlare poi di quante volte noi si sia scesi in piazza contro la guerra nel Vietnam.

I miti contemporanei? I soldi, il divertimento, la salute nelle ultime posizioni. Non c’è da stare allegri. Certamente abbiamo dei giovani straordinari, ma sono pur sempre una minoranza. franz falanga     

martedì 19 aprile 2016

LO SWING DI BACH



   

LO SWING DI BACH

Le caratteristiche della cosiddetta musica classica (e anche della musica jazz) sono la Melodia, l’Armonia e il Ritmo. Evidentemente ai tempi di Bach non esisteva la parola “Swing”. Chiamatelo un po’ come volete, chessò “componente ritmica”, ma per me si tratta di swing allo stato puro. franz falanga.

https://youtu.be/-X3NjXpXaoo
J.S. Bach / Glenn Gould / BWV 988