domenica 17 aprile 2016

JAZZ UNA STRANA MUTAZIONE


 

JAZZ UNA STRANA _MUTAZIONE_

Oggi vorrei parlarvi di una stranissima mutazione che sto percependo nel campo della musica jazz. Ho bisogno però di farvi un preambolo, partendo dall’architettura, con la speranza di non annoiarvi troppo e, contemporaneamente, cercando di essere il più sintetico possibile. Partiamo dunque con l’architettura.

Come tutti sapete,  la caratteristica fondamentale di tutte le forme d’arte, è la propria capacità di modificarsi nel corso del tempo. L’architettura, eccola qui, per esempio dopo quella greca e quella romana, è passata dalla bizantina alla romanica e così via di seguito passando attraverso il periodo gotico,  rinascimentale, barocco, rococò, neoclassico,  umbertino, eclettico, razionalista,  fascista per arrivare al postmoderno che, personalmente non avrei chiamato con nessun nome,  tutt’al più edilizia, visto che in Italia alla fine del novecento molti architetti nostrani hanno creduto di esercitare l’architettura postmoderna credendo / spacciandola per una grossa novità, mentre il postmoderno era nato, cresciuto, invecchiato e morto in America nei primi anni cinquanta. Dopo il postmoderno, lo ripeto, sì è precipitati nell’abisso dell’edilizia. Fatti salvi pochissimi giovanissimi architetti e architette, che stanno progettando cose magistrali. Ma ahimè sono in minima percentuale a fronte della massa informe  degli architettini ben fatti contemporanei. La nostra salvezza, se salvezza ci sarà, potrebbe venire da un nuovo Bauhaus, visto che quello  originario, nel suo massimo  splendore fu troncato e seppellito brutalmente dalla marmaglia nazista. Per quello  che so, forse il Bauhaus sta rinascendo, per merito di un gruppo di donne illuminate. Staremo a vedere.  Ciò precisato ora passiamo alla musica jazz.

Anche il jazz si è modificato nel tempo, anche il jazz sta subendo la sua mutazione epocale, mutazione che mi fa paura e spiego il perché. A differenza dell’architettura che nel periodo citato prima ha avuto bisogno di oltre mille anni per modificarsi profondamente e lentamente, il  jazz si è modificato tumultuosamente nel breve spazio temporale di un secolo, perché le condizioni sociali e storiche che caratterizzavano la nascita e l’esistenza dei musicisti jazz sono state molto più drammatiche e molto meno pacifiche di quello che è accaduto in architettura nel’ultimo millennio.

Anche la musica jazz è partita dal ragtime per poi passare allo stride piano, al blues, al new orleans, al dixieland, allo swing, al bebop, al cool jazz, all’hard bop, al free jazz per poi iniziare a “fondersi” con altre forme di musica popolare, secondo me imbastardendosi parecchio. Ma la vera mutazione che è attualmente in corso, mutazione che non mi piace per nulla, sta articolandosi per una ragione, secondo me, ben precisa. Mi spiego subito. La maggioranza delle nuove leve della musica jazz, come peraltro moltissimi  giovani contemporanei ha poco sviluppato il senso della storia, e quindi cerca disperatamente nuovi approdi, non conoscendo a fondo ahimè le proprie origini musicali, storiche e sociologiche.  Che cosa è dunque successo?  Che questi nuovi jazzisti hanno ahimè creduto alla favola dell’aggettivo “colto” scritto subito dopo la parola “musica” cosiddetta “classica” ed hanno quindi iniziato ad impadronirsi, scimmiottandoli,  dei meccanismi sonori tipici della musica “colta” utilizzando inoltre tecnologie indubbiamente interessanti.

Ed ecco i risultati.  Ascoltando con la massima attenzione questa nuova musica, secondo me, il risultato è un piattume imperante, la mancanza di swing, meccanismi stilistici creduti contemporanei mentre invece sono vecchi come il cucco. Quando inserisco il CD ed inizio ad ascoltare, dopo meno di un minuto non li reggo più, non riesco a capire che cosa stiano suonando, mancando peraltro  lo swing. Come diceva l’amatissimo Duke Ellington, “se non c’è swing non vale uno stracazzo di niente”, scusatemi il raffinato francesismo. Gli incipit/introduzioni sono tutti elaborati e appoggiati su una disperata mancanza di fantasia sia ritmica che melodica/cantabile. Lo so che sto suscitando un vespaio e me ne scuso, ma cosa volete di più da un distinto anziano dinosauro risalente al paleolitico inferiore e, oltretutto  musicista jazz assolutamente dilettantesco?

Che cosa farei io se avessi un’ottantina di anni di meno? Lascerei perdere la musica cosiddetta colta, nel senso di non rifarmi ad essa e cercherei di cercare  le nuove frontiere del jazz che esistono e come! Evidentemente senza mai smettere di amare chessò Bach, Mozart, Beethoven e tutto il resto della sagrada famiglia. Un attimo ed ho finito: la cosa straordinaria è che, a ben ascoltare, i  musicisti “classici” hanno nei loro brani uno swing eccezionale veramente, che è però diverso dallo swing jazz, anche se è swing della più bell’acqua.  Io almeno la penso così. Ciao a tutte e a tutti. franz falanga